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Il presidente Asstra Andrea Gibelli è intervenuto ad Ecomondo, ribadendo la richiesta di ottenere lo status di aziende energivore per le imprese del settore, in modo da gestire in modo strategico la transizione energetica del parco autobus italiano. Peccato che la manovra economica 2020 non vada in questa direzione.

Il vertice di Asstra ha aperto ad Ecomondo il Forum Asstra sull’innovazione energetica e le prospettive economiche legate alle fonti di trazione pulite.

Asstra

Asstra: aziende di tpl da riconoscere come energivore

Includere le aziende di tpl nel novero delle imprese energivore, considerati i rilevanti consumi attuali e prospettici di energia elettrica delle imprese tpl in considerazione della positiva spinta verso il sistema elettrico”, è il forte appello del presidente Asstra Gibelli. Il motivo? È presto detto: “La lotta per l’ambiente va fatta sostenendo il trasporto pubblico, chiave di volta essenziale  per abbassare l’impatto ambientale del settore trasporti”.

Manovra economica 2020, la stoccata di Gibelli

La manovra economica 2020, purtroppo, non va in questa direzione, lamenta Gibelli, perché prevede l’eliminazione del rimborso dell’accisa sul gasolio per autotrazione impiegato dagli autobus di classe ambientale Euro III e IV senza considerare il contesto in cui si inserisce la misura. Un tema su cui si è già alzata, giorni fa, il grido d’allarme da parte di Asstra, Anav e Agens.

Pur condividendone la finalità ecologica, il presidente Asstra fa presente, si legge in una nota stampa diramata dall’organizzazione di categoria, come l’intervento rischia di essere un autogol per l’ambiente, perché non aiuta a spostare verso i mezzi pubblici il traffico privato.

Asstra: 60 milioni di euro di aggravio per le aziende di tpl

Il taglio del rimborso dell’accisa sul gasolio comporterà un aggravio fiscale di 60 milioni di euro annui per le aziende del settore, calcolano da Asstra. Aggravio che dovrebbe almeno essere differito alla piena attuazione del piano strategico della mobilità sostenibile per il rinnovo del parco autobus che dovrebbe consentire di dismettere gli Euro III e IV.

Ma anche l’impostazione del piano va rivista, secondo Asstra, perché il finanziamento pubblico è vincolato esclusivamente all’idrogeno, all’elettrico ed al metano. Tutte tecnologie alternative al diesel molto costose, soprattutto  l’idrogeno e l’elettrico: il sistema autobus elettrico (mezzo + infrastruttura) costa oltre 2 volte un Euro VI a gasolio (circa 230.000 euro contro oltre 500.000 euro), senza contare che si necessita di un tempo più lungo per la messa in esercizio.

Transizione energetica degli autobus: serve gradualità

“È di primaria importanza -, conclude Gibelli -,  coniugare le ambizioni di riduzione delle emissioni con quelle di abbassamento dell’età media del parco autobus italiano; la transizione della flotta verso l’alimentazione alternativa può effettivamente rappresentare un definitivo cambio di paradigma solo nel caso in cui questa avvenga con adeguata gradualità. Senza questa gradualità si rischia di mettere in atto un piano di rinnovo della flotta  da 3,7 miliardi che tra 15 anni avrà immatricolato solo 19.886 autobus, a fronte dei 53.173 autobus necessari per arrivare al 2033 con una flotta giovane (età media di 7 anni  in linea con l’Europa) e a impatto zero. Ma  per acquistare solo autobus elettrici o comunque ad alimentazione alternativa al diesel ci vogliono 500 milioni aggiuntivi all’anno e di questi tempi forse è più facile applicare il buon  senso che trovare altre risorse”

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