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Genovese, 45 anni, laurea in economia, dal 2001 in Iveco, prima nel truck e poi nel ‘bus’. Questa, in sintesi, la carriera di Giorgio Zino che nel 2007 approda a Vysoke Myto e poi a Praga dove avvia una carriera dal forte timbro internazionale. Dalla Repubblica Ceca è la volta della Spagna e poi del Belgio. Infine diventa il responsabile dei mercati asiatici. Tempi in cui, ricorda lo stesso Zino, la «residenza principale era l’aereo». Dall’aprile 2019 Giorgio Zino è il responsabile del mercato Sud Europa, che per Iveco Bus significa: Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro.

Giorgio Zino Iveco Bus

Parliamo di prodotto. Il Crossway è la gamma di maggior successo di Iveco. La produzione in Repubblica Ceca ha superato le 21 unità al giorno e il mercato europeo continua ad apprezzare questa gamma. Ci può dire quali sono i veri plus di questa serie?

«Sono quelli che ci riconosce il cliente. Molto spesso si tende ad essere autocelebrativi. Il Crossway, invece, ha ribaltato completamente questa visione. Sono i clienti che apprezzano i consumi, l’affidabilità e la nostra duttilità nell’offrire un range davvero completo».

In questo periodo si parla molto di Lng tanto che l’associazione Iru (International road transport union) ha dichiarato che questa tecnologia ha le carte in regola per sostituire il diesel nel segmento della lunga percorrenza. Tecnologia che vi vede protagonisti nel settore truck ma assenti nel segmento bus…

Giorgio Zino Iveco Bus

«Sì, questa tecnologia ci appartiene. Nel truck l’abbiamo lanciata, industrializzata e siamo i leader di mercato sia dal punto di vista tecnologico sia nei numeri. La differenza tra il truck e il bus sono i tempi e le necessità».

Può essere più chiaro?

«Nel settore truck a lungo raggio oggi l’unica alternativa possibile al diesel è l’Lng. Nell’autobus, invece, ci si confronta con tratte predefinite e con richieste differenti. Nel particolare per le tratte extraurbane abbiamo lanciato il Crossway a metano che assicura autonomie molto importanti. Per il lungo raggio, invece, è necessario realizzare il giusto compromesso tra esigenze dell’esercente e quelle del passeggero».

Si riferisce al volume della bagagliera?

«Guardi, tecnicamente il serbatoio Lng potrebbe essere montato domani sui nostri bus a lunga percorrenza. Questo glielo posso assicurare. Però così facendo si pregiudicherebbe il numero dei posti a sedere e, soprattutto, come accennava lei, il volume della bagagliera. Oppure dovremmo fare dei cambiamenti strutturali del veicolo per posizionare i serbatoi sul tetto. Sono tutti compromessi oggetto di attenta analisi».

La serie Evadys, almeno in Italia, stenta a decollare. È un problema di posizionamento o di un mercato che non ha mai apprezzato questa tipologia  di macchina?

«Noi crediamo molto in questa gamma e siamo certi che diventerà protagonista del mercato. Il lavoro che stiamo facendo ora è quello di trovare il posizionamento corretto. Capisce che non siamo di fronte né a un mezzo da turismo né a un autobus da gara pubblica. È un settore che dobbiamo creare e in cui, ripeto, crediamo tantissimo».

Iveco soffre nel segmento Classe I, i dati di mercato sono evidenti soprattutto nel 2018…

«Noi abbiamo anticipato il mercato. Ci siamo focalizzati nel settore dei mezzi a trazione alternativa tanto che la produzione di Urbanway diesel è marginale rispetto agli altri tipi di trazione. Questo è un dato di fatto. Gas, ibrido ed elettrico hanno saturato la nostra capacità produttiva. È vero, stiamo soffrendo nel motore diesel ma abbiamo sostituito quella parte con altre tipologie di mezzi, che poi rappresentano il segmento di mercato in crescita. Noi abbiamo anticipato moltissimo i trend e spostato la competizione su altri piani».

Sul mercato, ormai da un paio d’anni, si è affacciata una nuova tipologia di ibridi, definiti mild hybrid. Modelli che presentano una ‘macchina elettrica’ contenuta e che non sono in grado di garantire la marcia full elettric. Modelli che comunque sono oggetto di finanziamento pubblico…

«In questo caso è sbagliata la parola ‘ibrido’. Noi da una parte stiamo lavorando per far passare il messaggio che il mild non è un ibrido, ma questa è un’ovvietà, dall’altro stiamo studiando la possibilità di entrare in questo segmento di mercato con un modello  ad hoc».

In futuro vedremo un ibrido con il motore endotermico a gas?

«È una tecnologia che conosciamo bene ma che non è tra le nostre priorità».

Restiamo sull’elettrico. Lei è il responsabile dei mercati del Sud Europa: Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, Malta e Cipro. Paesi che, rispetto a quelli del Nord Europa, non hanno ancora avuto uno slancio deciso verso il bus elettrico. Quali sono le vostre previsioni in termini di volumi per i prossimi anni?

«Dipende da Paese a Paese. Lo sviluppo di questo segmento di mercato non c’è stato perché in questi anni non sono state destinate sufficienti risorse. E poi è fondamentale capire il punto di partenza. In Italia, per esempio, abbiamo un parco circolante molto vecchio e se la priorità è quella di svecchiarlo, l’elettrico, visti i costi, potrebbe rappresentare un freno al ricambio. Ma oggi i finanziamenti puntano, soprattutto nel settore urbano, sull’elettrico per cui noi ci aspettiamo un aumento dei volumi. Ma è anche giusto ricordare che il mercato non è ancora pronto a un cambio così repentino anche in considerazione degli investimenti e delle infrastrutture che un bus elettrico si porta dietro».

Senza dimenticare che il mercato europeo dell’elettrico rappresenta una ghiottoneria per alcuni produttori esotici…

«I cinesi hanno iniziato, almeno dal punto di vista commerciale, molto prima di noi. Anche se voglio ricordare che noi i primi elettrici li abbiamo prodotti nel 1987. Oggi il mercato degli elettrici apre scenari inediti e la barriera tecnologica rappresentata dallo sviluppo, per esempio, di un motore diesel, non esiste più. Oggi i componenti sono disponibili sul mercato e anche un semplice carrozziere può accedervi senza problemi e aggredire il mercato. Ma attenzione ai soli volumi quando non c’è una vera assistenza post vendita».

Una domanda sul Daily. Vedremo mai una versione con il pianale ribassato da offrire ai carrozzieri?

«Questo tipo di operazione richiede degli accorgimenti che non abbiamo validato. È un’esigenza di mercato che sappiamo esistere, ci stiamo lavorando».

Qual è la gamma della concorrenza che vorrebbe avere nel suo listino?

«Non voglio fare nomi. Ma c’è un Classe III che mi piacerebbe tanto avere a listino».

Roberto Sommariva

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